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Storie di autenticità: Angelo Ricucci

By 29 Settembre 2020 No Comments

Storie di autenticità: Angelo Ricucci

Testo: Martina Moretti

Possiamo interpretare l’espressione “bersi una storia” in modi diversi, dove il significato più diffuso è sicuramente quello metaforico che riporta all’idea di inganno, quando invece qui privilegiamo quello letterale. Di fronte a noi un bartender, o forse meglio definirlo un cantastorie, che usa le formule alchemiche e i segreti della miscelazione per dare una forma liquida ai racconti di vita, personali e altrui, che raccoglie e ti serve nel bicchiere più adatto. Angelo non immaginava allora quello che è oggi. Aveva votato la sua vita alla musica come occupazione principale, con un negozio che vendeva dischi e strumenti, e un gruppo con cui suonando girava diversi palchi tra Italia ed Europa. Solo per avere delle entrate in più si era trovato a fare l’extra dietro i banconi dei locali notturni, partendo dalla gavetta, quella che fa rima con lavabicchieri. Poi una sera viene messo al bancone e gli si apre un mondo: la musica resta sì la sua occupazione principale, ma sono queste serate ora a dargli soddisfazione. Ci sa fare coi clienti e inizia a prendersi qualche permesso nel creare cocktail con un contributo personale. L’occasione per il salto avviene quando il suo lavoro nella musica lo lascia più patito che appassionato. Sceglie di chiudere tutto e prendersi un soggiorno di 6 mesi ad Amsterdam, città insospettabilmente votata all’arte della miscelazione che qui approfondisce, fino al rientro in Italia, a Milano, che segna un nuovo battesimo e una rinascita. Riscopre il concetto del Bar nella sua vera essenza, microcosmo a sé stante. È in questi piccoli club che può dare adito finalmente a un approccio sartoriale, dove non serve più semplicemente una bevanda, ma crea drink dal carattere unico. Apprezza l’opulenza di essere circondato da bottiglie selezionate, con l’imbarazzo di scegliere gli abbinamenti migliori, instaurando con i clienti un corretto rapporto amicale, fatto di rispetto e scambio reciproco. Qui Angelo trova e ricuce il fil rouge tra il suo passato di musicista e il suo presente di bartender, la parola chiave è percezione. La percezione di amaro, dolce, sensuale, audace… che puoi ritrovare in una melodia, così come dentro un cocktail. Regalare percezioni, ovvero regalare emozioni ed esperienze sensoriali, applicandosi allo studio di antiche formule alchemiche. È pioniere di un alternativismo direttamente proporzionale alla fame di cultura e all’innovazione basata sulla ricerca e sulla formazione personale che promuove con orgoglio. Questo è il suo marchio di diversità. Questo quello che raramente troveresti in cocktail dai nomi simili ma con anime del tutto anonime.

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