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Storie di autenticità: Silvia Valli

By 15 Settembre 2020 Settembre 22nd, 2020 No Comments

Storie di autenticità: Silvia Valli

Testo: Martina Moretti

Conoscere Silvia significa entrare nel suo atelier e sentirsi quasi inadatti alla bellezza del luogo, tanto da chiederci se indossiamo un abito consono a corrispondere la preziosità delle sete unicamente made in Como, dei pizzi rigorosamente francesi, delle lane morbidissime e dei bottoni di madreperla. Predominano i bianchi in tutte le loro tonalità; mentre tranquillizza no e creano atmosfera i grigi degli arredi e la luce che generosa entra dalle vetrate.
Questo l’approdo, oggi. Prima era Silvia, con una professione ed esperienze in aziende multinazionali nel campo dell’informatica. Il suo lavoro le piaceva ma una parte di sé ha sempre vibrato per un ambito diverso: un mondo di creatività, cultura, immaginazione. Così quando le si è presentata l’occasione di entrare dalla porta principale del mondo della sartoria teatrale, non ci ha pensato due volte: rischiando la solidità fino a lì conquistata sceglie di fare di quella sua passione il suo lavoro. Cambia il suo percorso, ridisegna il suo progetto di vita, ed entra alla Scuola di Formazione del Teatro alla Scala.
Qui impara la sartoria. Quella che di rimando ti obbliga a studiare la storia del costume e ad approfondire ogni opera per entrare in connessione con regista, costumista, scenografo. L’abito teatrale è esso stesso un fondamentale tassello di sviluppo del personaggio. Per questo, decidendo di crescere poi da sola, lascia il mondo del teatro scegliendo un settore che dopo il teatro è quello che trova più simile. Così siamo di nuovo all’oggi, nel suo atelier comasco, circondati da abiti da sposa già conclusi e altri in via di evoluzione. Tra l’inizio e la fine vi è lo scoprire quello che ogni evento sarà e diventerà. Il parallelismo è qui, tra scenografie teatrali e scenografie matrimoniali. Perché ogni grande giorno è di fatto mettere in scena un qualcosa di unico. Dalla location, agli arredi, ai fiori. E poi i personaggi secondari, i principali e quindi i protagonisti. Su tutti, lei: la sposa. Il suo abito è il significante del suo essere più vero, o di quello che per un giorno sceglie di mostrare. E Silvia ritorna ad essere la sarta teatrale di un’opera assolutamente reale, pronta ad accogliere i desideri di ogni nuova eroina, scegliendo con lei e calibrando volumi, stoffe, accessori; pezzi unici, testimoni di una silente e impagabile artigianalità.

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